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Per rendere le case più accessibili, bisogna aumentare l’offerta

Gli australiani sono sempre più gravati dall’aumento del costo della vita, in particolare nel mercato immobiliare. Il National Cabinet sta valutando la questione, soprattutto per quanto riguarda il mercato degli affitti, e mette in guardia contro soluzioni di breve periodo. Il problema fondamentale è la carenza di offerta, aggravata da fattori come l’aumento dei tassi d’interesse e il numero insufficiente di permessi edilizi. Sebbene si propongano controlli sugli affitti, questi potrebbero scoraggiare gli investimenti e ridurre ulteriormente l’offerta. Tra le soluzioni figurano l’aumento delle costruzioni di alloggi in affitto a prezzi accessibili e l’abbandono di politiche che compromettono la qualità delle abitazioni. La collaborazione e gli investimenti nell’edilizia e nelle costruzioni sono essenziali per alleviare la crisi: occorre mantenere lo slancio delle iniziative abitative ed evitare di strumentalizzare politicamente le difficoltà del settore. La priorità è rimuovere gli ostacoli all’offerta per rendere le abitazioni più accessibili.

Milioni di persone in Australia sono sotto pressione per l’aumento del costo della vita, soprattutto nel settore abitativo. Questa settimana il National Cabinet si concentra sulla questione delle abitazioni, in particolare sugli affitti, e mette in guardia contro soluzioni di breve periodo che potrebbero aggravare i problemi di accessibilità. Il dibattito sulla casa, rimasto a lungo latente, è ormai arrivato a un punto critico, con una grave carenza di offerta in tutto il mercato. Tra i fattori che vi contribuiscono figurano l’aumento dei tassi d’interesse, l’inflazione, la crescita dell’immigrazione e il numero ridotto di permessi edilizi. La flessione del settore delle costruzioni, evidenziata dal calo dei permessi per nuove abitazioni e per edifici residenziali ad alta densità, conferma la persistente carenza di offerta.

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La scarsità di alloggi ad alta densità, essenziali per chi vive in affitto, accentua la pressione sul mercato, con l’inflazione degli affitti ai massimi da 14 anni. Gli affitti sono aumentati del 6,3% fino a giugno 2023, in netto contrasto con il precedente calo dei canoni medi. In passato, forti aumenti degli affitti si sono verificati nel 1975, nel 1988 e nel 2008. È necessario intervenire per affrontare la crisi abitativa, ma i controlli sugli affitti potrebbero non essere la soluzione ideale, perché rischiano di scoraggiare gli investimenti e ridurre la disponibilità e la qualità degli alloggi in affitto. Gli anni 2010 hanno dimostrato che un’adeguata costruzione di nuovi alloggi ad alta densità può attenuare la pressione sugli affitti, anche in presenza di un’elevata immigrazione.

In quel decennio, la media annua degli avvii di costruzione di abitazioni ad alta densità è stata di 82.300, con un picco di 114.000 nel 2016. Nell’anno terminato a marzo 2023, sono iniziati i lavori per meno di 65.000 nuove abitazioni di questa categoria. È necessario invertire la rotta.

Dobbiamo immettere sul mercato il maggior numero possibile di alloggi in affitto a basso costo ed evitare interventi che limitino la qualità e l’offerta abitativa.

Per chi fa affidamento su alloggi in affitto a prezzi accessibili, la disponibilità di queste abitazioni può fare una grande differenza nella qualità della vita.

Demonizzare l’immigrazione, quando il Paese ha un disperato bisogno di lavoratori — circa mezzo milione di nuovi addetti nel solo settore dell’edilizia e delle costruzioni — non risolverà la crisi abitativa.

I controlli sugli affitti, seppure introdotti con l’intento di proteggere nel breve periodo gli inquilini più vulnerabili, prolungano il problema e non risolveranno la crisi abitativa.

Queste misure non tengono conto delle complesse dinamiche del mercato né delle conseguenze indesiderate che possono comportare.

Chi dipende da alloggi a prezzi accessibili merita soluzioni che rispondano davvero alle sue esigenze, senza aggravare involontariamente la situazione.

Per risolvere la crisi abitativa dobbiamo concentrarci su due fronti: riportare l’inflazione sotto controllo, così da ridurre i tassi d’interesse, e favorire un contesto propizio agli investimenti e allo sviluppo.

In questo modo si ridurrà la pressione sui titolari di mutui e sui canoni di locazione.

Master Builders Australia ritiene fermamente che la soluzione consista nel collaborare con il settore dell’edilizia e delle costruzioni per rimuovere gli ostacoli e incentivare la crescita, facilitando l’approvazione dei nuovi progetti.

Questo è possibile rilanciando gli investimenti privati e riducendo i costi di costruzione delle abitazioni attraverso una migliore pianificazione, lo smaltimento delle pratiche arretrate, la riduzione di imposte e oneri e una maggiore produttività del settore, semplificando le norme edilizie e il quadro delle relazioni industriali.

L’anno scorso, l’Housing Accord ha visto i governi federale, statali e territoriali compiere progressi significativi con iniziative mirate a favore dell’edilizia sociale e degli alloggi a prezzi accessibili, ambiti in cui la difficoltà a sostenere i costi dell’affitto è generalmente più grave.

Ma non possiamo perdere lo slancio.

L’impasse politica che blocca l’approvazione dell’Housing Australia Future Fund e di altre leggi sull’offerta abitativa frena questi interventi mirati.

Non possiamo permetterci di fare giochi politici sulla pelle dei tanti australiani che faticano a sostenere i costi abitativi, i quali assorbono una quota sempre maggiore del loro reddito.

È fondamentale che questa settimana il National Cabinet concordi di rimuovere i vincoli all’offerta previsti dall’Accord: per rendere le case più accessibili, bisogna aumentare l’offerta.

Adottando un approccio basato sui dati, possiamo aprire la strada a una soluzione sostenibile che affronti la crisi abitativa e le difficoltà vissute dagli australiani, garantendo al contempo la salute del mercato immobiliare nel lungo periodo.

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